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martedì 14 marzo 2017

Berlino, capitolo chiuso




La mia bestia nera questa Berlino.

La vivevo male questa Berlino, però ne ero anche incuriosita dai racconti e dall'amore che provano alcune persone verso di lei.

Questa volta non parlerò di prezzi o di come ci si scapicolla che vedere una città in due giorni. Racconterò di come ce l'ho fatta a farmi andare giù questa città, dalla bocca dello stomaco.

E pensare che volevo farmi due giorni al mare e invece mi sono fatto forza e ho chiuso il cerchio con questa Germania! Come se non mi volesse fare arrivare, come se mi spingesse via... lo sciopero, i 170 km di bus, il treno e poi, finalmente, Alexanderplatz. Mi era persino balenata l'idea di ritornare prima del tempo, ma ho desistito, perché io e lei dovevamo parlare!

Momenti belli, rilassanti, alternati a momenti brutti e al cardiopalmo. Camminare per due giorni, ininterrottamente, per smaltire la rabbia ed il risentimento che provavo per te.
Tu che sei affascinante, ma che porti sulle spalle questa storia che io non riesco a farmela passare, non tanto per quello che leggi sui libri, quelli ti toccano in parte, perché sono di persone che non hai mai vissuto, ma per i racconti di chi ti ha cresciuto, che ha centellinato il tempo passato con te, che ti ha insegnato tanto, che sapeva che ogni istante è fatto di tanti momenti preziosi, da vivere e apprezzare.
Il binario 21, il trasferimento in Francia nel campo di lavoro a mangiare bucce di patate (se era festa), poi la deportazione nella foresta nera in Germania, per ricostruire una città intera in una zona coperta dalla vegetazione. Quegli sci di legno, regalati dal tuo capitano, così che potessi imparare a muoverti in mezzo alla neve. Imparare il tedesco, per sopravvivere. E ancora l'ordine di una fucilazione revocata.. E così torni a casa da tua moglie, perché è finita la mattanza. A lei, oltre a te che sei tornato con un cuore a pezzi, con l'epilessia, con i polmoni malati, ma comunque vivo, cos'è rimasto di questi anni? I voli raso tetti dei caccia, le luci spente, le finestre chiuse e le tapparelle abbassate prima che faccia buio.

Me le hanno sempre raccontate con la leggerezza di chi racconta "La storia infinita" e io ascoltavo e non capivo. Non mi capacitavo di come si potessero passare dei momenti così e poi riportarli come se fossero storie inventate.
Nel primo pomeriggio ho speso quattro ore nel Judisches Museum Berlin, per comprendere qualcosa in più. Un museo dove le sensazioni arrivano e ti prendono a schiaffi, in alcuni punti.
Poi, quanto esci, ricominci a respirare... ed è fatta!

Ecco, questa era la Germania con cui avevo un conto in sospeso.







Poi c'è Berlino con i suoi parchi, viali, monumenti, il parlamento, il castello, i currywurst e gli starbucks (in cui sbagliano il mio nome e nell'indecisione mettono una faccina sorridente)... Ma il dottor Zivago non è arrivato da quelle parti?! Mal che vada c'è un videogioco!!
Ma per questa Berlino ci sono le guide.




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