Patch

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venerdì 15 dicembre 2017

Seduta in un caffè

Ieri sono partita con il presupposto di non arrabbiarmi qualora avessi avuto una delusione dal monte Aso. Ad arrivarci però al monte Aso. 
Questa mattina mi sono svegliata tranquillamente e ho fatto colazione. Durante la quale ho conosciuto la mia room mate e così abbiamo iniziato a chiacchierare. Il tempo passa ed i pullman pure.
Arrivo al terminal degli autobus e per 10 minuti ho perso quello che avrebbe fatto al caso mio. Quello successivo era troppo a ridosso con l’orario di rientro e quindi ho salutato da lontano il monte Aso.
Chiaramente incazzata come una biscia, ho deciso di andare a riappacificare la mia mente ed il mio corpo in un giardino giapponese a 4 km dal centro. Credo di essere rimasta uno o due ore a fissare un airone bianco che pescava e al quale ho fatto un servizio fotografico.
Di rientro sono passata al terminal di nuovo, per prenotare il posto autobus verso Kagoshima, ultima mia frontiera e tappa per questo giro su Kyushu. Io e questa isola ci rivedremo a inizio gennaio, ma non voglio svelare nulla per il momento.
Il mezzo più economico che ho trovato era il bus e quindi, va benone, anche perché così non dovrò cambiare mezzi per tutto il viaggio, per una volta.
Facendo un passo indietro, ero rimasta senza batteria e quindi qual’è il miglior posto al mondo dove scroccare elettricità se non uno Starbucks? Mentre ero alla finestra a bermi il mio vanilla latte tall (come sempre) con aggiunta di cannella, vedo un ragazzo che guarda nella mia direzione, ma poi si dirige al Macdonald davanti. Dopo poco ritorna ed entra, prende un caffè ed esce sedendosi al tavolo esterno. Tempo 10 minuti e lo vedo salutare qualcuno dall’altra parte della strada… Ma vedi quant’è piccola questa città. Un’altra volta Sean, il ragazzo del giorno prima.
Esco a salutarlo e conosco il suo amico. Parliamo un po’ e scopro che siamo vicini di casa - lui è Albanese, di Tirana - ed iniziamo a raccontarci della giornata.
Il fatto che questi ragazzi abbiano deciso di vivere definitivamente in Giappone, hai miei occhi è affascinante, devo ammetterlo. Ma non perché io non abbia mai pensato di vivere al di fuori dell’Italia, anzi, però il Giappone. E’ una terra che io amo, per la quale ho speso anche del tempo per le ricerche fatte, per la mia stessa tesi di maturità, per le persone che ho conosciuto e che porto nel cuore, ma no, non credo riuscirei a vivere qui.
E comunque, si sono aggiunte altre due room mate, e una sta già dormendo con la bocca aperta e russando. E se facessi come nel film di Pozzetto “il ragazzo di campagna”, quando ingoia il ragno? 

Fatto sta che stanotte non si dorme, o meglio, fammi cercare i tappi per le orecchie.

giovedì 14 dicembre 2017

Come tre vecchi amici

Il controllore di oggi ha un non so che di erotico quando parla. Fa respiri profondi e questa cosa la trovo seriamente imbarazzante. 
Non credevo nella mia vita di prendere così tanti treni. Mi immaginavo su aerei ed invece ho imparato a muovermi lentamente. E quando ci potrei mettere 30 minuti per raggiungere un posto, io ci impiego due ore con 5 cambi di svariati mezzi. È una continua evoluzione dell’essere. Non è il viaggio che fagocita me, ma il contrario. Guardando fuori da innumerevoli finestrini e assaporando scogliere irte che corrono giù verso l’oceano o gallerie fitte di vegetazione. Questo è il viaggio lento. In piedi davanti all’altro, senza fretta. 
Arrivo a Kumamoto da Imari, dopo 4 o 5 ore di treno e altrettanti cambi. Non ricordo e immancabilmente perdo il conto. Durate l’arrivo in stazione, mi trovo davanti, sulla collina, una costruzione che in Giappone non mi era mai capitato di vedere prima d’ora, uno stupa. Lascio lo zaino grande in ostello e mi dirigo sulla collina, tralasciando castelli e varie.
Il navigatore mi diceva di passare lungo il parco della città. Sembrava essere grande e bello, per cui mi sono diretta in quella direzione. Uno scenario a dir poco inusuale per essere Giappone, dove tutto pare perfetto e niente è fuori posto. Il parco, chiuso, con transenne e cartelli. Quello che doveva essere il portale d’accesso, in mille pezzi. Ho pensato a qualche disgraziato che si era preso la briga di andare a sbattere, poi ho pensato sorridendo “Sei in Giappone! Non può essere” e tornando sui miei passi, ho scelto un’altra via, e per fortuna.
Inizio la salita alla collina ed incontro un signore che cerca il mio sguardo per salutarmi. Adoro questo genere di cose, mi fanno sentire coccolata. Proseguo la scalinata e arrivo al primo torii e a delle scale tutte rotte e penso un’altra volta a quanto possa essere strano.
Davanti a me due uomini, che da lontano pensavo fossero locali ed invece avvicinandomi, poi ho scoperto americani, Bill e Sean. Passo dietro di loro e li saluto.
“Ehi tu, dove stai andando?” mi chiede Bill. Al momento però non sapevo ancora il suo nome.
“Vado là sopra, a vedere lo stupa. Non si può?” faccio io. 
Lui di tutto punto mi chiede se ho del tempo da dedicargli perché sta salendo con il suo amico a vedere la stessa cosa, ma prima vorrebbe raccontarmi un po’ della storia della città.
Tra me e me penso alla fortuna di aver incontrato queste due splendide persone. Ci presentiamo. Mi parlano di loro e mi chiedono cosa facessi io lì e cosa volessi visitare.
In realtà io qui sono venuta solo per vedere il Mt. Aso, ma ci vuole intera giornata, per cui stavo facendo passare il tempo rimasto dalla discesa dal treno in poi.
Bill vive qui da diversi anni ormai. Trasferitosi da Kyoto, per problemi famigliari. 
Ci sediamo su una panchina e mi racconta di periodo Edo e Meiji, delle guerre del 1876 e 1877 e che in realtà la prima fu più una schermaglia che una guerra. Ad un tratto, dopo aver visto la spianata dove sparavano i cannoni, ci dice “Ora vi faccio vedere una cosa che sanno in pochi” e arriviamo davanti ad una tomba con una croce. Accidenti, una tomba cristiana!
“Vedete, qui c’è scritto Mya. Questo masso è stato scoperto per caso dai giardinieri di quel cimitero” ed indica il cimitero dove i soldati della guerra erano stati sepolti “Era lì accanto. Durante le pulizie dalle sterpaglie, è stato rinvenuto questo reperto, nessuno capiva però cosa o a chi fosse dedicato. Vennero diverse persone per ricostruire la storia ed alla fine si arrivò alla conclusione che quella fosse la lapide in ricordo di Mya e della sua famiglia. Unica famiglia cattolica che per quei tempi, non era affatto vista bene e così furono trucidati tutti. Mya, il marito, 4 domestici ed i bambini.” Proseguendo la visita, siamo arrivato sopra il monte Hanaoka. Bill mi informa che quello stupa è stato donato dall’India e che qui risiedono le reliquie del Buddha. Inoltre mi accenna anche al fatto che il torii che avevamo visto all’inizio della salita era stato demolito dal terremoto. Rimango perplessa, ma proseguo il pomeriggio davanti ad uno splendido tramonto, mangiando patatine, come fossi al cinema.
Di rientro in ostello, chiedo alla proprietaria qualche indicazione per raggiungere il Monte Aso il giorno successivo, ma mi informa che a causa del terremoto, l’unico mezzo è probabilmente il bus.
A questo punto la domanda è storta spontanea, chiedendole quando è stato questo benedetto terremoto. Mi risponde “l’anno scorso”. 

Ora avevo chiaro il quadro e guardandola negli occhi, avevo anche chiaro che l’intensità non fu bassa. Ora, documentandomi con davanti il mio laptop, posso affermare che nell’aprile 2016, Kumamoto è stata scossa da un magnitudo 7 e dalle immagini che ci sono in internet, c’è solo da aver paura.

venerdì 17 novembre 2017

On the road

Qui c'è il link del mio itinerario. Aggiornato quotidianamente con tutte le mie tappe e le foto dei posti che scopro di giorno in giorno. Se volete darci un'occhiata, basta un click...


Mappa di viaggio

E sarà il caso che cominciate a seguirmi, se non volete che vi rubi il Natale!! Sì, dico proprio a tutti voi!