Certe volte mi sembra di aver già visto tutto di questo mondo. Com'è possibile. Ho visto così poco, eppure trovo tanto di quello che ho già visto.
Alcune volte mi sembra che più nulla mi possa sorprendere, o forse è solo una situazione momentanea e non sto realizzando cosa sto facendo.
Forse dovrei scrivere per l'ennesima volta che ho venduto casa, che il mio gatto mi ha mollata (pure lui, anzi lei), che l'unica cosa di materiale che ho e dove potrei dormire qualora fossi alla frutta, sarebbe la mia macchina senza assicurazione ormai. Non ho più un lavoro e quelli che erano gli affetti, le amicizie e altro le vedo sempre più sfuocate. Non sto dicendo che non siano presenti alle volte, ma vivendo meno la presenza è normale perdere di vista alcune cose.
Questo sono sicura che si risolverà appena ritroverò tutti, se i legami sono veri.. e quelli non veri, beh si sfalderanno del tutto trovando il posto giusto.
Eppure poi mi ritrovo in alcuni posti che mi trasmettono quello che cerco, ovvero quella pace che non riesco a trovare e allora capisco che forse dovrei proprio essere lì, dove sono e in nessun altro posto.
E anche questo post, mi verrebbe da cancellarlo perchè sono una miriade di cazzate, ma le tengo, come tutto il resto, per capire.
Ma non potevo nascere con il desiderio di avere una vita come ce l'hanno tutti? Senza farmi troppe domande?
Mi trovo qui a scrivere su un tavolo di un ostello, pieno di mappamondi che mi fanno star bene, in queste vallate che mi danno pace e che alla mattina insieme al sole si solleva quella nebbiolina che ti entra nelle narici, eppure manca qualcosa. Manca sempre qualcosa e non capisco cosa.
Ovunque sono manca sempre qualcosa.
Sono entusiasta di stare qui, altrimenti sarei già scappata, come è successo in Indonesia, ma non capisco di cosa ho bisogno.
Mi sembra di non essere giusta in nessun posto.
Troppi pensieri come sempre, che si mescolano e io ho un senso di pesantezza sullo stomaco che mi tiene a terra.
Ho talmente allontanato tutto e tutti che non penso nemmeno più se qualcuno può soffrire per qualcosa che faccio. Forse non ci penso più e ho smesso di preoccuparmente. Ma poi c'è qualcuno che soffre per quello che faccio o che dico? Ma chi poi, ormai..
Patch
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lunedì 26 febbraio 2018
Riflessioni #X
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Ubicazione:
Cameron Highlands, Pahang, Malesia
sabato 24 febbraio 2018
Cameron Highlands
Lasciare Ipoh non mi è dispiaciuto e dopo la palpata di culo da parte di un indiano, onestamente mi sta un po' passando la voglia di andare in India.
Partiamo dal presupposto che non amo essere espansiva con le persone che conosco poco, figuriamoci da un estraneo. Ma credo sia normale per tutti, no?
Come accidenti ti viene in mente di fare un gesto del genere, entrare nella mia sfera privata.. cazzo un po' di psicologia.. le basi proprio! Va beh, ma che voglio pretendere.
In ogni caso mi ha lasciata inviperita tutto il giorno, ma non tanto per il gesto, ma perchè non gli ho tirato un calcio nelle palle e mi son trattenuta... PERCHE'?!?!?
Così, ieri, sono andata in mezzo alle cave e alla foresta a camminare. Mi sentivo un elefante nella jungla. Uno spettacolo.
Di rientro ho trovato nella biblioteca dell'ostello il libro di Hesse "Siddharta", mi sono posizionata sul divano bella comoda, una tazza di tea ed il libro. Da quanto non lo facevo. Mi sembrava di essere a casa (beh, con un po' più di gente in giro).
Stamattina ho salutato i miei compagni di stanza, che pazzi Robert e Birgit. Lei è una grande, bellissima donna, sempre entusiasta e sorridente. Da Colonia a Tokyo in bici. L'ho convinta ad andare a visitare Shikoku, ovviamente.
L'autobus per le Cameron non si poteva definire un mezzo di trasporto, ma una carretta con le ruote che non so come abbia tirato sulle salite. In ogni caso sono arrivata e la notizia è che fino al 27 o 28 non ci sono mezzi che vanno alle Perhentian. Volendo qui ci sono un sacco di trekking da fare e per ora starò qui fino al 26. Magari più tardi vado anche a capire se è il 27 o 28. Perchè se fosse il 27, posso anche farci un pensiero, altrimenti poi mi rompo.
Ho visto delle cascate qui vicino, ci sono le colline del tea da vedere, che volevo vederle con l'alba, ma domani c'è nuvoloso tutto il giorno, ma non importa. Saranno ugualmente bellissime e non vedo l'ora di fare qualche foto ai raccoglitori o almeno spero si possano fare.
Mi piace da matti questo genere di posti.
Per il resto?! Beh, c'è poco ormai da dire e lo vedo. Si vede. Credo di aver ricevuto tutte le risposte di cui avevo forse bisogno. No, non sono chiaramente felice, ma più di così non posso fare.
Credo che comunque il senso mi perseguita e mi perseguiterà sempre. Quel velo c'è e rimane. Rimango imbambolata a pensare. La gente mi parla e non l'ascolto, nonostante le guardo negli occhi. Ma dopotutto, cosa potevo pretendere.
Sì, saranno sempre gli stessi discorsi, ma è il mio diario.
E quindi nulla. Anche la speranza è stata chiusa nel cassetto, come i sogni e le emozioni, quelle profonde, e fare come se nulla fosse ritornerà ad essere un'abitudine, già sperimentata più volte e che ormai vesto bene.
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Cameron Highlands, Pahang, Malesia
giovedì 22 febbraio 2018
Benedizioni come se piovessero
Ok, caldo a 40 gradi percepiti con un tasso di umidità del 76%. Zaini per un totale di 20kg. Mal di schiena e varie. Diciamo che sta vita mi piega le gambe a fisarmonica.
Destinazione Ipoh, perché l’acca finale ci sta, come nel bohhhh.
Comunque, a parte la Malesia che è un sacco bella, ieri alle Batu Caves ho ricevuto l’ennesima benedizione, questa volta da un monaco Hindu. Ma poi tutte ste benedizioni, mi porteranno a qualcosa? No, perché ne ho ricevute un bel po’ da ottobre ad oggi, ma non so bene se fanno effetto.
Sviluppi e programmi:
Da Ipoh avevo deciso di andare a Georgetown per poi attraversare il confine con la Thailandia. Poi sentendo un altro amico commerciante di sogni, ho optato - o così vorrei fare - per andare alle isole Perhentian per qualche giorno. Dice che sono uno spettacolo ed effettivamente dal video che aveva fatto un annetto fa, mi ricordo che lo sono. Quindi se tutto va bene, la deviazione per le spiagge si farà, per poi comunque andare a Georgetown e riprendere con il percorso inizialmente pensato.
A quanto pare l’ingresso in Thai, seppur via terra, è stato esteso per 30 giorni e non più per 15, come da sito Farnesina. Anche se è un po’ a discrezione. Mi auguro che non abbiano il ciclo quel giorno.
Sono veramente indecisa se rientrare dopo la Thailandia o proseguire per l’India, o per il Laos? Non lo so. Nel mentre ho inviato qualche curricula a random per vedere di fare una stagione. Mi manca lavorare, comunque.
Avere a che fare con quei pazzi turisti della domenica, ma anche i business men che dagli il Wi-Fi e stanno a posto per sempre. Li adoro. Anche se chiedete 20 rotoli di carta igienica e vi fottete le saponette o gli omini negli armadi. Siete unici.
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domenica 18 febbraio 2018
Per la serie "alziamoci e partite"
Mi sveglio alle 6 per fare le cose con calma, tanto l’autobus per andare in Malesia è alle 7:45. Ci vogliono 10 minuti per raggiungere i terminal e quindi ho tempo.
Alle 6:50 guardo il marsupio con intensità e penso: cacchio, ho solo 10$.. e mo?
E mo t’attacchi!
Guardo come stiamo messi a tariffe su Grab.. 22$ per fare 10 minuti di strada. Ma te sei fuori!
Scorro le opzioni e vedo GrabHich a 6$. Proviamo.. anche perché non ho alternative. L’app mi dice che il tipo ha tempo 10 minuti per decidere se accettare la richiesta, magari condividendo il mezzo. Prego la Madonna della Macadamia (di cui diapositiva) che accetti, e veloce anche.
Dopo 7 minuti accetta. Tempo stimato 3 minuti. Dopo 15 minuti si perde per le strade di Singapore. Io che gli messaggio: WHERE ARE YOU????? Con tanti punti di domanda per sottolineare ma dove straca*** sei che ti vedo girare sul GPS come un piccione in calore.
Salgo finalmente sul mezzo e gli dico che ho fretta e rischio di perdere il bus. Con la velocità di un ghepardo si lancia per le strade deserte - è domenica - e in 10 minuti siamo al terminal.
Vedo l’autobus passare davanti a me..... troppo tardi.
Vado al counter e mi imbarcano su quello dopo, dicendo che dopo la frontiera avremmo fatto lo scambio passeggeri.
Frontiera passata con successo via terra. Malacca raggiunta con il bus giusto.
Ma la domanda principale è: PERCHÉ!?
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Ubicazione:
Singapore
sabato 10 febbraio 2018
Sul treno per Yogyakarta
Sono stati giorni un po’ di ansia, come sempre quando mi appresto a fare qualcosa di nuovo ed in questo caso ad entrare in Indonesia.
Spero che dalle Filippine siano così clementi, o sprovveduti, da non dovermi più richiedere alcun volo di uscita dal Paese in cui sto entrando.
Va tutto bene, a parte una tariffa che devo pagare per entrare al check-point d’immigrazione, non capisco, ma mi adeguo. Non ho voglia di tirare in piedi storie.
Arrivo al gate e la ragazza mi dice che devo pagare per il bagaglio. Mi stupisco perché ho acquistato il 20kg in più e quindi sono coperta. Mi dice che dovevo imbarcarlo però. Giusto, che scema. Sono passata dall’immigrazione senza prima passare dal check-in.
Dopo varie discussioni pacifiche, richieste in ginocchio e occhi a forma di cuore, riesco a farmelo imbarcare senza pagare l’eccedenza, facendo smuovere la signorina del check-in.
Salgo sull’areo ed il primo volo fino a Kuala Lumpur è tranquillo, cosa che non si può dire sulla seconda tratta fino a Jakarta. Viaggio di notte ed si vede la cintura di Orione sopra la mia testa. Penso alle mie tre amiche che portano il nome di Barbara e che sono un po’ come quelle tre stelle sulla cintura. Tengono su i pantaloni e ti salvano il culo nei momenti di depressione.
L’aria di Jakarta la notte è fresca e umida. Prendo un taxi fino all’ostello e dormo 4 ore.
Il giorno dopo mi organizzo per raggiungere Yogyakarta. Prenoto ostello, treno, visite. Mi fermerò tre giorni sperando di riuscire a fare un po’ di yoga e meditazione nell’ostello in cui starò. Il parco che lo circonda sembra molto bello e pacifico.
Ora. Sono su un treno che, partito alle 8.30 am precise, arriverà a Yogya alle 4.35 pm. Vedo risaie a non finire. La signora seduta accanto a me è profumata, molto gentile e molto coperta. Mi viene quasi da mettermi il foulard in testa, per rispetto, mi sento quasi fuori luogo a non portarlo e a mostrare i capelli. Sarà normale?
Leggo Terzani e del suo cancro. Quando inizia la cura inizia anche il conteggio dei giorni nel suo diario: day one, day two, day three, come a tener traccia solo del tempo che passa sotto medicinali o di un nuovo pezzo di vita che sta cominciando? Mi viene da confrontare il mio conteggio dei giorni via dall’Italia. Conto i giorni per dimostrare quanto posso stare via o per tener traccia dei giorni che passano e che mi cambiano? Sicuramente un diario con delle tracce più o meno giornaliere aiuta a capire meglio il cambiamento. Le foto saranno un bel ricordo da custodire. I social sono sempre più il male del mondo e non nascondo di voler cancellare la mia identità un giorno sì e uno no. Di non dare più notizie a persone ipocrite, che si ricordano solo quando non ci sei, ma che fino a 4 mesi fa non sapevo nemmeno esistessi. Ora, tutti miei migliori amici che si mettono in bocca questa falsa amicizia per darsi un tono durante conversazioni inutili davanti ad un bicchiere di vino.
Ma chi sono io per giudicare quello che fanno e che forse è anche quello a cui aspiro? Ogni tanto sì, lo è.
Per fortuna ci sono gli amici con la a maiuscola e che non ti sbandierano come un trofeo che verrà poi dimenticato subito dopo la giornata delle premiazioni.
Rimango con il pensiero però a casa e spero che si risolva quello che sta succedendo nel migliore dei modi.
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martedì 6 febbraio 2018
Diario di un recluso
OGGI SONO FUGGITA! ahahahah, scusate, ma mi fa ridere sta cosa e per forza la devo prendere così, perchè veramente ho rischiato di impazzire, oltre che versare lacrime.
Stamattina mi sono preparata e sono scappata, prima che mi bloccassero e facessero domande.
Ho fatto quei pochi chilometri che mi portavano al centro commerciale perchè dovevo prendere delle cose di prima necessità ed una torta, per ringraziare dell'ospitalità.
Due chilometri, non di più, sotto il sole cocente, con le gocce di sudore che mi correvano lungo la schiena (e non siamo ancora in estate qui), ma da sola. Mi sono gustata la strada come non mai.
Non capisco oggettivamente quale sia la paura. Non mi sono sentita nemmeno per un attimo in pericolo. Nessuno sguardo insistente, nessuno che ha scambiato una parola o un sorriso se non ero io la prima a guardarli e sorridere.
Forse parlo troppo in fretta, ma a parte il traffico assassino dove "The power of the hand" ferma anche i cinghiali a 200 km/h, non vedo assolutamente problemi, per lo meno nella zona di Matina.
Domani sarà l'ultimo giorno qui e poi il volo per una nuova Nazione, che credo passerò velocemente evitando le zone turistiche. Mi auguro non facciano storie per il volo di uscita e di riuscire a finire con sta storia dei voli, ma mal che vada posso fare il Singapore che dovrebbe essere il più economico.
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Davao, Provincia di Davao del Sur, Filippine
lunedì 5 febbraio 2018
Samal
"Abbiamo 3 barangay da visitare sull'isola qui di fronte, Samal, vieni? Poi andiamo a fare il bagno. Lì le spiagge sono di sabbia bianca", ovviamente non dico di no. Finalmente rivedo il mare!
Prendiamo il battello dopo due ore di macchina e mi chiedono se voglio andare sul pontile. Faccio per andare e mi seguono... e si siedono in una zona in cui non si vede nulla con la schiena che da' verso l'isola... no, ma fai sul serio o mi prendete in giro?! Va beh vah, io mi siedo in prima fila è, voi fate quel piffero che volete!
Dopo 10 minuti di navigazione arriviamo al porto e scendiamo. Accanto una spiaggetta che mi indicano perchè poi vogliono tornare lì per fare il bagno... vicino al porto... siamo su un'isola, con spiagge bianche, vegetazione lussureggiante, il nulla cosmico e vuoi stare in un resort di dubbio gusto, pagando per entrare e vicino al porto... IO BOH! Spero sempre in uno scherzo.
Giriamo le varie barangay e nell'ultima c'è l'indicazione Vanish Island. Penso a quanto sarebbe bello andare in quel paradiso, provo anche ad accennare la cosa (avevo adocchiato curiosando nel web) e spero che la macchina svolti nella direzione della freccia... ovvio che no!!!
Andiamo verso il porto, yeah! Durante il rientro un baracchino che vende durian, così ci fermiamo a prendere sto frutto puzzolente che emana fetore in tutta la macchina... non sono convinta di volerlo assaggiare, magari più tardi è.
Entriamo nel resort, ma mi invento qualsiasi scusa per non fare il bagno in quella pozza, per paura di uscire con il terzo occhio e sei dita per mano, nonostante il caldo allucinante. No, proprio non ce la faccio, mi dispiace.
Arrivati in ufficio è ora di assaggiare il famoso frutto. Forza e coraggio.
In tutto questo viaggio, ho mangiato veramente tutto quello che mi hanno rifilato, ma mi sono promessa due cose: una di non mangiare scarafaggi, vermi, scorpioni (se non perchè me li tritano in qualcosa e non me ne accorgo) e l'altra è proprio di assaggiare il durian... per le formiche ci stiamo lavorando!
Ad ogni modo, mi dicono che puzza come pochi, ma il sapore è paradisiaco. Allora va bene, proviamolo. Lo annuso ed effettivamente è vomitevole, lo assaggio e sembra di avere in bocca il burro per la consistenza... il sapore?! Non ci siamo proprio. E' dolce, ma la puzza ha il sopravvento e non ce la faccio proprio. Grazie, ma no grazie.
Prendiamo il battello dopo due ore di macchina e mi chiedono se voglio andare sul pontile. Faccio per andare e mi seguono... e si siedono in una zona in cui non si vede nulla con la schiena che da' verso l'isola... no, ma fai sul serio o mi prendete in giro?! Va beh vah, io mi siedo in prima fila è, voi fate quel piffero che volete!
Dopo 10 minuti di navigazione arriviamo al porto e scendiamo. Accanto una spiaggetta che mi indicano perchè poi vogliono tornare lì per fare il bagno... vicino al porto... siamo su un'isola, con spiagge bianche, vegetazione lussureggiante, il nulla cosmico e vuoi stare in un resort di dubbio gusto, pagando per entrare e vicino al porto... IO BOH! Spero sempre in uno scherzo.
Giriamo le varie barangay e nell'ultima c'è l'indicazione Vanish Island. Penso a quanto sarebbe bello andare in quel paradiso, provo anche ad accennare la cosa (avevo adocchiato curiosando nel web) e spero che la macchina svolti nella direzione della freccia... ovvio che no!!!
Andiamo verso il porto, yeah! Durante il rientro un baracchino che vende durian, così ci fermiamo a prendere sto frutto puzzolente che emana fetore in tutta la macchina... non sono convinta di volerlo assaggiare, magari più tardi è.
Entriamo nel resort, ma mi invento qualsiasi scusa per non fare il bagno in quella pozza, per paura di uscire con il terzo occhio e sei dita per mano, nonostante il caldo allucinante. No, proprio non ce la faccio, mi dispiace.
Arrivati in ufficio è ora di assaggiare il famoso frutto. Forza e coraggio.
In tutto questo viaggio, ho mangiato veramente tutto quello che mi hanno rifilato, ma mi sono promessa due cose: una di non mangiare scarafaggi, vermi, scorpioni (se non perchè me li tritano in qualcosa e non me ne accorgo) e l'altra è proprio di assaggiare il durian... per le formiche ci stiamo lavorando!
Ad ogni modo, mi dicono che puzza come pochi, ma il sapore è paradisiaco. Allora va bene, proviamolo. Lo annuso ed effettivamente è vomitevole, lo assaggio e sembra di avere in bocca il burro per la consistenza... il sapore?! Non ci siamo proprio. E' dolce, ma la puzza ha il sopravvento e non ce la faccio proprio. Grazie, ma no grazie.
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domenica 4 febbraio 2018
Trekking, aquile e farfalle
Durante la prima riunione per stabilire il planning di queste settimane, mi hanno rifilato un'attività che quando l'ho letta ho pensato subito mi vedessero come una bambina di 7 anni.
"Ti portiamo a vedere le aquile filippine!", beh potete immaginare il mio sorriso da colica. Mi piacciono moltissimo gli animali, mi piace andare a vederli - nel loro ambiente naturale - e un po' meno o per niente negli zoo.
Questo parco non è esattamente uno zoo, ma un misto con un parco divertimenti. Ci sono i butterfly domes, il bird show, il bird dome ed il playground. L'unica cosa che come idea mi stuzzicava era il giro a cavallo, visto che era da anni che non mi permettevo di cavalcare.
Alla fine la mezza giornata è passata abbastanza velocemente e durante il pranzo mi chiedono cosa voglio fare successivamente. Sapendo che il budget per la giornata non era infinito ho proposto un qualsiasi posto come un fiume, una montagna, un trekking, QUALCOSA di free. Impossibile che sia tutto a pagamento!
Mi portano in un altro parco, a pagamento, l'Eden National Park. Mi danno in mano la cartina: "Cosa vuoi fare?", mai l'avesso chiesto.
Li ho portati a fare il trekking che porta in mezzo alla foresta pluviale! Quattro chilometri di percorso di cui ne facciamo solo due, causa stanchezza dei partecipanti e da una parte è stato meglio forse, perchè dopo due minuti seduti al bar, ha iniziato a diluviare... solo lì ovviamente, perchè in città c'era un sole che spaccava le pietre.
Di rientro cerchiamo un baracchino che venda quel frutto che puzza come i miei calzini dopo 30 km di camminata, piscio di gatto, cane bagnato e ratto delle sabine, il famoso durian o dorian. Non lo troviamo, ma troviamo il mangaron e che sa di litchis, per fortuna mi sono salvata anche oggi.
"Ti portiamo a vedere le aquile filippine!", beh potete immaginare il mio sorriso da colica. Mi piacciono moltissimo gli animali, mi piace andare a vederli - nel loro ambiente naturale - e un po' meno o per niente negli zoo.
Questo parco non è esattamente uno zoo, ma un misto con un parco divertimenti. Ci sono i butterfly domes, il bird show, il bird dome ed il playground. L'unica cosa che come idea mi stuzzicava era il giro a cavallo, visto che era da anni che non mi permettevo di cavalcare.
Alla fine la mezza giornata è passata abbastanza velocemente e durante il pranzo mi chiedono cosa voglio fare successivamente. Sapendo che il budget per la giornata non era infinito ho proposto un qualsiasi posto come un fiume, una montagna, un trekking, QUALCOSA di free. Impossibile che sia tutto a pagamento!
Mi portano in un altro parco, a pagamento, l'Eden National Park. Mi danno in mano la cartina: "Cosa vuoi fare?", mai l'avesso chiesto.
Li ho portati a fare il trekking che porta in mezzo alla foresta pluviale! Quattro chilometri di percorso di cui ne facciamo solo due, causa stanchezza dei partecipanti e da una parte è stato meglio forse, perchè dopo due minuti seduti al bar, ha iniziato a diluviare... solo lì ovviamente, perchè in città c'era un sole che spaccava le pietre.
Di rientro cerchiamo un baracchino che venda quel frutto che puzza come i miei calzini dopo 30 km di camminata, piscio di gatto, cane bagnato e ratto delle sabine, il famoso durian o dorian. Non lo troviamo, ma troviamo il mangaron e che sa di litchis, per fortuna mi sono salvata anche oggi.
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giovedì 1 febbraio 2018
Chiamatemi Genio
OOOOllà, oggi è il 1° febbraio, ieri c'è stata la super Luna, fra 7 giorni cambio Nazione, tutto procede bene... Ah sì?
La super Luna ieri sera, bau, non pervenuta causa unico giorno dell'anno in cui nelle Filippine probabilmente c'è nuvoloso, ma mi pare ovvio e così me la perdo, per l'ennesima volta.
Mi sveglio con l'idea di fare il check-in online del prossimo volo (mi auguro l'ultimo) e verificare l'orario di partenza per organizzarmi... convinta di aver prenotato per l'8 febbraio, chiaro! E invece no, ho prenotato per il 13, per colpa di quella simpatica ragazza giapponese al desk che mi metteva fretta, condita con un wi-fi pessimo all'aeroporto di Fukuoka e la banca che mi chiede nei momenti meno oppurtuni il codice a 4 cifre che arriva puntualmente sul numero italiano (metti la sim, togli la sim). Tornando al 13.. il mio visto scade il 10 e sono fuori di 3 giorni. Ora, io non so che problemi abbia l'app della AirAsia, ma un upgrade a sta minchia di applicazione la vogliamo fare o no? Un'ora e dico UNA intera per prenotare un volo da Davao a Jakarta.
Comunque, colgo l'occasione per buttare via ancora qualche decina di euro per cambiare la data, verifico se arrivando all'1am ci saranno dei taxi, bus, biciclette, marmotte che mi possono trasportare in centro, vedo se esistono delle SIM cercando a sto giro di non farmi inculare come è successo qui in aeroporto (NON SI COMPRANO LE SIM IN AEROPORTO, CAPRA!), installo Go-Jek che è un'app tipo Uber/Grab, chiedo info all'ostello dove avrei deciso di soggiornare per due giorni... Attendo risposta.
No maaaa, stai sul pezzo mi raccomando
La super Luna ieri sera, bau, non pervenuta causa unico giorno dell'anno in cui nelle Filippine probabilmente c'è nuvoloso, ma mi pare ovvio e così me la perdo, per l'ennesima volta.
Mi sveglio con l'idea di fare il check-in online del prossimo volo (mi auguro l'ultimo) e verificare l'orario di partenza per organizzarmi... convinta di aver prenotato per l'8 febbraio, chiaro! E invece no, ho prenotato per il 13, per colpa di quella simpatica ragazza giapponese al desk che mi metteva fretta, condita con un wi-fi pessimo all'aeroporto di Fukuoka e la banca che mi chiede nei momenti meno oppurtuni il codice a 4 cifre che arriva puntualmente sul numero italiano (metti la sim, togli la sim). Tornando al 13.. il mio visto scade il 10 e sono fuori di 3 giorni. Ora, io non so che problemi abbia l'app della AirAsia, ma un upgrade a sta minchia di applicazione la vogliamo fare o no? Un'ora e dico UNA intera per prenotare un volo da Davao a Jakarta.
Comunque, colgo l'occasione per buttare via ancora qualche decina di euro per cambiare la data, verifico se arrivando all'1am ci saranno dei taxi, bus, biciclette, marmotte che mi possono trasportare in centro, vedo se esistono delle SIM cercando a sto giro di non farmi inculare come è successo qui in aeroporto (NON SI COMPRANO LE SIM IN AEROPORTO, CAPRA!), installo Go-Jek che è un'app tipo Uber/Grab, chiedo info all'ostello dove avrei deciso di soggiornare per due giorni... Attendo risposta.
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lunedì 29 gennaio 2018
AAA Cercasi AIUTO
Ho delle difficoltà oggettive evidenti, come ad esempio quella di non capire una beata minchia! Diciamo le cose come stanno.
Stamattina era sostanzialmente libera e quindi avrei potuto prendermela con calma, considerando che durante la notte non avevo dormito causa gattara fuori dalla finestra.
Nulla di grave, faccio colazione e arriva il capo della baracca che mi chiede un po' come va. Iniziamo a parlare di politica, leggi, prostituzione, abusi.. insomma, quelle cose di cui parli davanti ad un caffè (solubile) che è più zucchero che il resto - sto diventando ciccia - e che ti portano a parlare del tuo Paese, alchè non puoi non fare confronti. Vedo che comunque non siamo messi bene ed è una realtà oggettiva. Mi chiede se sono mai stata in Olanda e rispondo che sono stata ad Amsterdam due volte. Parliamo di come funziona la prostituzione in quel posto, per quello che io posso sapere e aver visto. Facciamo paragoni e conveniamo che vendere il proprio corpo NON E' UN CAZZO DI LAVORO!
In ogni caso l'appuntamento di oggi, dopo pranzo, prevedeva l'incontro con adulti e devo ammettere che alcuni sono veramente proattivi.
Abbiamo fissato la data per un lavoro che devono tenere con me - AIUTO - e si sono iscritti al laboratorio in 10... DIECI! Ho l'ansia galoppante che mi accompagnerà fino al 2 febbraio.
Ho già detto AIUTO?!
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sabato 27 gennaio 2018
Un diam... sorriso è per sempre
Sai quando ti svegli e pensi che è sabato e che quindi passerai una giornata tranquilla perchè hai il bucato da fare, poi fai colazione con calma, ti docci con calma, pulisci un po' camera con la musica latina a palla... ecco, dimentichiamoci tutto questo perchè qui in associazione il sabato e la domenica sono i giorni di gran fermento, dove si va "sul campo".
Peccato che, come ben sanno anche i muri, io non abbia memoria e quindi me n'ero completamente dimenticata, per cui mentre mi appresto a fare quanto sopra, con calma, ricevo un messaggio da una volontaria con scritto "Sto arrivando. C'è traffico" e qui mi è partito un Occazzo!
Lascio i panni in ammollo (per tutto il giorno) e partiamo dopo poco verso il primo barangay.
La strada principale è una Highway ed è costeggiata da palme e ibiscus. Figo, mi viene da pensare. La zona è bella, dai.
Giriamo dentro una vietta e il taxi si ferma.. Da ora a piedi ragazzi! Va beh, niente di male a parte lo scenario da "Il piccolo Lord" mentre passa nel Vicolo del Conte (sì, con Marcellino pane e vino, il piccolo lord è uno dei miei film preferiti!).
Passiamo in mezzo a rigoli di acqua, gente che lava le bottiglie di vetro in grossi catini, cani, galli al guinzaglio, gatti, papere, adulti che cercano pidocchi in testa ai loro bambini, bambini che piangono e corrono scalzi o senza vestiti, genitori troppo giovani per esserlo, adulti che preparano i loro carretti per andare a vendere cerpame.
Arriviamo preso questa autorimessa che sta in piedi con lo sputacchio di quelli che ci abitano. Dentro il negozio di questa barangay. Un minuscolo 4 metri quadrati con un frigo, qualche genere alimentare appeso e la TV che parla.
Mi fanno sedere al posto d'onore e chiedo se posso scattare qualche foto.
I bambini mi guardano con gli occhi sorridenti e voglio parlarmi e chiedermi tutto, allora mi introducono e parlo un po' di me.
Mi chiedono perchè sono così alta rispetto ai filippini, perchè ho i piedi così corti rispetto a loro, cosa faccio nella vita, dove ho studiato, quanti anni ho, se ho bimbi e se sono sposata (il mio anello fa sempre il suo dovere), cosa faccio nelle Filippine e quando torno in Italia. Non smettono di sorridermi.
Guardano la mia reflex e gli chiedo se vogliono provarla. Fanno cenno di no, hanno paura di romperla e qui, come da noi (o almeno in casa mia) non si toccano le cose degli altri. Dico che non c'è nessun problema e gliela imposto sul manuale. Gli spiego che devono guardare nell'obiettivo, prendere la mira e schiacciare il bottoncino. Uno per uno, con estrema cura e attenzione, se la fanno passare tra le mani e provano a fare una foto tra di loro, vedendo poi il risultato e facendosi grasse risate.
Bene, ragazzi, è ora di iniziare la lezione però. Terminata l'ora si fa una merenda e si passa alla prossima barangay. Ma non prima di un selfie -a richiesta- e di un abbraccio ai bambini dal quale non mi sarei più staccata.
La successiva zona è simile, ma la casa che ci ospita è con una bella vista sul fiume - ergo quando piove le case si allagano - e l'età media si alza di parecchio.
Qui si parla agli adulti. Si parla di leggi, advocacy, si pianificano incontri futuri per collaborare a far crescere la consapevolezza dei diritti umani. Anche qui si tirano le somme, insomma.
Ma domani è un altro giorno e un'altra barangay. YEAHHHH
Peccato che, come ben sanno anche i muri, io non abbia memoria e quindi me n'ero completamente dimenticata, per cui mentre mi appresto a fare quanto sopra, con calma, ricevo un messaggio da una volontaria con scritto "Sto arrivando. C'è traffico" e qui mi è partito un Occazzo!
Lascio i panni in ammollo (per tutto il giorno) e partiamo dopo poco verso il primo barangay.
La strada principale è una Highway ed è costeggiata da palme e ibiscus. Figo, mi viene da pensare. La zona è bella, dai.
Giriamo dentro una vietta e il taxi si ferma.. Da ora a piedi ragazzi! Va beh, niente di male a parte lo scenario da "Il piccolo Lord" mentre passa nel Vicolo del Conte (sì, con Marcellino pane e vino, il piccolo lord è uno dei miei film preferiti!).
Passiamo in mezzo a rigoli di acqua, gente che lava le bottiglie di vetro in grossi catini, cani, galli al guinzaglio, gatti, papere, adulti che cercano pidocchi in testa ai loro bambini, bambini che piangono e corrono scalzi o senza vestiti, genitori troppo giovani per esserlo, adulti che preparano i loro carretti per andare a vendere cerpame.
Arriviamo preso questa autorimessa che sta in piedi con lo sputacchio di quelli che ci abitano. Dentro il negozio di questa barangay. Un minuscolo 4 metri quadrati con un frigo, qualche genere alimentare appeso e la TV che parla.
Mi fanno sedere al posto d'onore e chiedo se posso scattare qualche foto.
I bambini mi guardano con gli occhi sorridenti e voglio parlarmi e chiedermi tutto, allora mi introducono e parlo un po' di me.
Mi chiedono perchè sono così alta rispetto ai filippini, perchè ho i piedi così corti rispetto a loro, cosa faccio nella vita, dove ho studiato, quanti anni ho, se ho bimbi e se sono sposata (il mio anello fa sempre il suo dovere), cosa faccio nelle Filippine e quando torno in Italia. Non smettono di sorridermi.
Guardano la mia reflex e gli chiedo se vogliono provarla. Fanno cenno di no, hanno paura di romperla e qui, come da noi (o almeno in casa mia) non si toccano le cose degli altri. Dico che non c'è nessun problema e gliela imposto sul manuale. Gli spiego che devono guardare nell'obiettivo, prendere la mira e schiacciare il bottoncino. Uno per uno, con estrema cura e attenzione, se la fanno passare tra le mani e provano a fare una foto tra di loro, vedendo poi il risultato e facendosi grasse risate.
Bene, ragazzi, è ora di iniziare la lezione però. Terminata l'ora si fa una merenda e si passa alla prossima barangay. Ma non prima di un selfie -a richiesta- e di un abbraccio ai bambini dal quale non mi sarei più staccata.
La successiva zona è simile, ma la casa che ci ospita è con una bella vista sul fiume - ergo quando piove le case si allagano - e l'età media si alza di parecchio.
Qui si parla agli adulti. Si parla di leggi, advocacy, si pianificano incontri futuri per collaborare a far crescere la consapevolezza dei diritti umani. Anche qui si tirano le somme, insomma.
Ma domani è un altro giorno e un'altra barangay. YEAHHHH
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Ubicazione:
Davao, Provincia di Davao del Sur, Filippine
mercoledì 24 gennaio 2018
Ma in che epoca viviamo?
Fermandomi in questa città per un periodo abbastanza lungo, ho deciso di inviare a casa uno scatolone di vestiti e oggetti che non mi serviranno per continuare questo viaggio. Ho preferito alleggerirmi di qualche chilo (oltre che di un centinaio di euro.. puttana la miseria), così da viaggiare più libera. Il peso dei due zaini era arrivato a 17/18 kg, che per un peso piuma come me non è affatto poco. Dover fare anche solo 4 km a piedi era diventato impegnativo, per non parlare degli scalini. Un supplizio.
Per cui stamattina, dopo aver partecipato ieri ad una riunione infinita su argomenti super interessanti su pornografia, pedofilia online, opinioni su come contrastarla e discorsi sul governo filippino, oggi si va in posta.
Ma tornando al governo filippino. Il loro primo ministro, Duterte, non si capisce se è ben visto o meno. Un po’ come da tutte le parti del mondo, c’è una fetta che lo appoggia ed una che lo vorrebbe destituito. Qui siamo sotto Martial Law in questo periodo. Già da Marcos lo erano, ma poi è stato assassinato, sulla scaletta del suo velivolo, ancor prima di toccare terra. Era un dittatore e il regime indetto da lui e sotto il suo periodo di Martial Law è stato sanguinolento e senza ragioni. Non tanto meglio è quello indetto da Duterte. Ora, alcuni lo appoggiano perché attraverso questo mandato, riesce a far piazza pulita, dove leggiamo tranquillamente sparare ad altezza bambino, di spacciatori e contrabbandieri, mentre altri vedono una privazione e manipolazione dei diritti umani. Avendo indetto questo periodo davanti alle Nazioni Unite, e avendo queste ultime i mezzi, grazie al passato filippino, di quali possono essere le conseguenze portate da questa scelta, perché allora permetterglielo?
Come può un’istituzione importante come le Nazioni Unite, che dovrebbe fare l’interesse delle Nazioni, come dice la parola stessa, accettare un simile movimento, per giunta illegale, che va a strangolare i diritti degli uomini, sterminando attraverso un’idea di una sola persona, tante famiglie. Al di là dei traffici illeciti che possono essere gestiti in altro modo, meno cruento.
Non è possibile concepire un sistema tanto alienante, anche nei confronti di chi non ha commesso nulla, con la paura che un giorno, per un semplice scherzo del destino, qualcuno ti bussi alla porta per la seconda volta e decida di assalire te e la tua famiglia.
E’ un sistema corrotto, dove all’interno del governo si è imparentati (niente di nuovo sul fronte) e dove il primo ministro prende uno stipendio “onesto”, ma che non gli permetterebbe lo stile di vita che effettivamente ha.
In realtà le leggi marziali sono state rinvenute per gestire la regione di Marawi, in Mindanao, che è a prevalenza islamica e quindi per ”gestire” la problematica isis. Nell’isola non c’è un clima di militarismo, non si notano agenti in divisa da nessuna parte se non dove ci sono i check-point agli ingressi della città, però la sensazione di non essere completamente liberi si respira nell’aria.
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Ubicazione:
Davao, Provincia di Davao del Sur, Filippine
domenica 21 gennaio 2018
E i diritti umani?!
Sono arrivata a Davao City, lasciando un posto paradisiaco a dir poco.
Palawan non ha grossi problemi, diciamocelo. Se ti accontenti di dormire per poche centinaia di pesos, ti capiterà di fare la doccia nel cesso, con un mestolo. Però avrai pur sempre un letto con lenzuola pulite. I bancomat funzionano a rate e non sono sempre carichi per contenere le richieste di tutti i turisti. E’ un’isola turistica, ma non ancora così tanto di massa, o forse è soltanto che non è alta stagione.
I rigagnoli che costeggiano le strade emanano un odore, voglio pensare, simile allo zolfo e le case non sono altro che pezzi di lamiera e legno posizionate alla bell’e meglio. Un fiume di tuk-tuk scorre notte e giorno avanti e indietro alla ricerca di turisti a cui fare la cresta.
Davao non è ai livelli di Manila e del suo traffico, ma non è da meno.
Qui i problemi ci sono. Ci sono zone in cui è meglio non andare, nemmeno di giorno. C’è il problema della droga. Qui i poliziotti ti danno un primo avvertimento - secondo le leggi di Duterte - bussando alla porta e dicendoti di lasciar perdere. Qui i poliziotti che ti bussano una seconda volta alla porta, per lo stesso motivo, hanno in mano un mitra e lo usano senza chiedere il permesso, ma solo perché hanno il sentore che tu non hai capito il primo avvertimento. Qui se i poliziotti entrano in casa quando lo spacciatore è seduto a tavola con il suo bambino e decidono di sparare e uccidere anche il figlio, beh, pazienza. Qui non è permessa una piantina di marjuana in casa, nemmeno per uso medico. Qui si smette presto di studiare, perché c’è da lavorare e se il lavoro consiste nell'andare sulle strade o di essere coinvolti nel traffico di persone, non ci si può lamentare.
Qui si prova ad andare avanti e a far qualcosa, sempre con il sorriso e sempre cantando.
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Davao, Provincia di Davao del Sur, Filippine
giovedì 11 gennaio 2018
Punti e punto
Io non ho punti fermi nella mia vita.
Non ho un lavoro che mi leghi ad una routine e che mi indichi dove devo andare tutti i giorni.
Non ho una casa, dove la sera tornare e dove trovare calore e certezze, ma ogni giorno ho un cuscino nuovo dove appoggiare la mia testa.
Non un amore al quale affidare i miei sorrisi o le mie lacrime, uno di quelli che ti sta vicino sia nei momenti belli che in quelli brutti.
Non sento di appartenere al mio Paese natio, nonostante mi manchino i paesaggi.
In questo momento sento tutto così lontano da me che mi sento senza radici, senza nulla. Mi sento il nulla.
Mi sento mancare tutto. Non so esattamente la direzione che sto prendendo, ma sento che potrebbe essere quella giusta.
Quello che invece ho, ma che costantemente allontano, sono gli amici e la famiglia. Una famiglia sgangherata, ma che ora che sono lontana, so che c’è e me ne rendo conto di più di prima. Anche se loro sanno che io non voglio essere “disturbata” e quindi si fanno sentire poco e io lo stesso con loro. Forse per soffrire di meno o forse proprio perché il ricevere un loro messaggio una volta ogni tanto è come una festa e lo valorizzo di più.
Gli amici, li sento spesso e alcuni tutti i giorni. Mi tengono compagnia e aggiornata su quello che succede. La cosa più bella è sentire che la loro vita va avanti, che stanno bene, ricevere le foto dei loro figli che crescono e dei loro progetti che si realizzano. Mi mancano anche loro. Mi mancano le serate in compagnia a bere un tè a casa dell’una o dell’altra. Un’uscita fotografica, una cena, un aperitivo in piazza a raccontare del nulla e ridere come pazzi.
Mi manca ridere di gusto, con loro.
Mi manchi tu. Oggi ho rinvenuto dal fondo dello zaino la tua lettera. Non che non rileggessi i messaggi che mi mandavi, ma quella lettera è una poesia, come mai ne ho lette. Sembra così vera e piena di significato, ma così non è. Non lo è più e anzi, come hai detto tu, sei stato portato a scrivere in preda ad emozioni. Ora tu stai andando avanti con la tua vita, con le tue scelte, che non includono più la mia presenza, nemmeno quella silenziosa, fatta ogni tanto di un messaggio mandato al volo.
Siamo due entità separate, e non che prima non lo fossimo, ma è tutto così lontano. E’ tutto così relegato in fondo al cuore ed in un angolo della mente. Questo deve essere o dovrebbe essere. Eppure non c’è giorno che passi senza che tu sia presente dentro di me. Continuo a ripetermi che devo essere felice se tu lo sarai. Non mi sembra forse vero che possa esserci una fine tra due persone come noi. Ma come al solito, la mia mente annebbiata dai sentimenti, parla a sproposito, e tutto sarà più chiaro quando questa foschia si sarà diradata, un giorno. Ma nel frattempo io sono qui che mi arrovello la mente in mille pensieri e non so come uscirne.
Sono certa che se tu sarai felice, lo sarò anche io. Non posso fare altrimenti, perché sono fatta così e alla fine mi rallegro sempre per gli altri e vedere un sorriso su qualcuno che ami, è il regalo più bello che si possa avere.
E poi ci sono io, in un angolo però, che soffro. E non smetto di soffrire.
E la verità è che ci credevo, ma mi sbagliavo.
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Ubicazione:
Manila, Regione Capitale Nazionale, Filippine
lunedì 8 gennaio 2018
Next stage: Philippines Project
Spiegherò brevemente cosa andrò a fare nelle Filippine.
Dopo una settimana in cui finalmente potrò visitare quel paradiso tanto agognato che è l’isola di Palawan (e per la quale ho rotto le palle a mezzo mondo), mi dirigerò sull’isola di Mindanao, a Davao City.
Mindanao non è tutta rose e fiori ed è forse per questo che una importante associazione ha deciso di convergere su questo Paese, in particolare su questo territorio.
Cosa farò?
Mi cimenterò in qualcosa, anche se ancora non so che cosa. Quello che so è che darò tutta me stessa in questo progetto. Perché è quello che voglio, che serve a me e a loro.
Quanto tempo vi dedicherò?
Tutto quello che serve. L’impegno in ogni caso è previsto per 3 settimane, per questioni di visa free, ma chissà.
Chi è l’associazione?
Si tratta dell’ECPAT (End Child Prostitution in Asian Tourism), che contattai qualche anno fa per via della mia tesi di laurea, la quale fu rigettata per argomenti di cui nessuno vuol sentir parlare. Ma io sono testarda come un mulo e ne parlo! Perché questa è la parte del turismo che non tutti sanno e che non va taciuta.
Il mio interesse per il turismo nasce da non so nemmeno quando. Un giorno, per caso, presi una rivista che leggeva solitamente di mio fratello e che riportava un articolo sul Vietnam e quello che le donne ed i bambini avevano subito e continuavano a subire. Mi toccò molto nel profondo. Ero piccola e mi immedesimai da bambina e da futura donna. Credo sia partito tutto da lì. Ma il tempo dà e il tempo prende e così ora è arrivato il momento. No, non salverò il mondo, questo è chiaro come l’acqua, ma se anche il solo spostare uno spillo può far qualcosa, bene, lo farò.
Ho voluto attendere che le carte fossero sul tavolo prima di parlarne apertamente. Nonostante qualcuno lo sapesse a spizzichi e bocconi.
E qui vorrei RINGRAZIARE le persone, che non starò a citare, che mi hanno ascoltata, aiutata e sostenuta in questa scelta.
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Ubicazione:
Fukuoka, Prefettura di Fukuoka, Giappone
venerdì 5 gennaio 2018
Il caso non esiste
Ci sono quei giorni in cui non hai voglia di fare niente e passi oziando nel tuo piccolo spazio ritagliato in un ostello pieno gonfio di gente da tutte le parti del mondo.
Ti senti anche un po’ in colpa perché c’è tanto mondo là fuori che aspetta te e merita un po’ del tuo tempo.
In questi giorni in cui ho vagato per la parte orientale dell’isola di Kyushu, in attesa di trasferirmi sul lato occidentale e poi finalmente prendere un volo per una nuova nazione, dovrei forse far qualcosa di più costruttivo.
Invece mi ritrovo con in mano un pc a scrivere, leggere Terzani, leggere email, organizzare qualcosa di sensato per il futuro, che per me è da interpretare come il prossimo mese.
Ho tante di quelle domande in testa a cui non riesco a trovare risposta. Vorrei averle subito queste risposte, ma mi continuo a ripetere di stare calma e che tutto arriverà da sé, un po’ per volta, un passo davanti all’altro.
Pensando alla giornata di ieri però sorrido e mi accorgo che tutto sommato, e forse me ne rendo conto di più ora che sono più concentrata sulla sincronicità degli eventi, sono molto più connessa ora a qualcosa. Che discorso strambo, ma noto che alle volte basta un pensiero indirizzato nella parte giusta e subito ecco la risposta che arriva. Stavo camminando per strada, cercando di raggiungere un luogo. Una passeggiata facile, di mezz’ora, ma riflettevo sul fatto dell’autostop. Il non averlo mai fatto e non essermi mai fidata di nessuno, da questo poi ho iniziato a vagare pensando alla fiducia riposta nelle persone e altre cose simili. Al fatto che se fossi appesa sopra un burrone, prima di afferrare quella mano tesa in segno di aiuto, la guarderei con sospetto. Non è bello vivere così, questo è fuori da ogni dubbio. Comunque, questi pensieri vengono interrotti da un’auto che accosta e mi chiede dove vado. Alla mia risposta, mi fa segno di salire e non me lo faccio dire due volte. Inutile dire che non si accettano passaggi dagli sconosciuti, ma questo fa parte del viaggio, il cambiare prospettiva e idea, che ultimamente mi succede spesso, e il fatto ha voluto che mi fossi chiamata questo passaggio in auto, a quanto pare. Stesso passaggio che mi è stato concesso per il ritorno. Infatti non mi è ancora chiaro se quell’uomo mi stesse aspettando o mi tenesse d’occhio, ma tant’è. Mi ha fatto tenerezza quella ricerca di scambiare due parole con uno straniero, il fatto che abbia voluto una mia foto e mi abbia accompagnata alla stazione.
Mi da un senso di solitudine a volte questo Paese. Alla mattina tutti si svegliano non più tardi delle 7, quando gli altoparlanti suonano una musica dolce per le strade. Alla sera gli stessi altoparlanti ti avvisano dell’orario del tramonto, invitandoti a rientrare. Tutti sono impegnati nella corsa alla modernizzazione, al fatturato, alla puntualità, tralasciando il calore. Beh, chiaramente il Giappone non è conosciuto per la qualità di calore che si trasmette tra le parti, però mi da tutto questo senso di grigio.
Alle volte mi chiedo se c’è mai stato un Giappone reale, antico, di quelli dove c’erano i samurai, gli imperatori. Forse tre mesi non sono poi così tanti, anzi, senza dubbio sono pochi, per conoscere un Paese. O forse è semplicemente questo il prodotto finito del Giappone che la stessa successione di imperatori e samurai hanno creato. Poi però pensi allo Shikoku e alla loro gentilezza e ospitalità e alle isole Ryukyu dove i sorrisi si regalano generosamente a chiunque e capisci che tutto sommato, anche qui ci sono le due facce di una stessa medaglia.
Per quanto riguarda il prossimo Paese, i contatti stanno prendendo forma e forse entro domenica, avrò una risposta, così da poter pianificare il viaggio.
La parte emotiva è comunque quella più difficile da gestire, in tutto questo e sono sempre più convinta che la felicità che io desidero in questo momento, stia ancora viaggiando su un binario parallelo. Chissà se prima o poi i binari si incontreranno, magari nella stessa stazione, dove poter scendere da questo treno in corsa e poter godermi quello a cui aspiro.
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Beppu, Prefettura di Ōita, Giappone
lunedì 1 gennaio 2018
Un nuovo anno
Questo primo giorno dell’anno, seppur simbolico, lo dedico a te. Che tra i nonostante tutto e i tutto sommato, troviamo il modo di camminare, insieme.
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青岛 Giappone
venerdì 29 dicembre 2017
Scegli! E' un tuo potere
Eccoci qui sulla nave che rientra a Kyushu per proseguire il giro dell’est dell’isola. Questi 9 giorni su Amami sono stati splendidi, caldi, rilassanti e soprattutto ho trovato una marea di nuovi amici, tutti affettuosi e con voglia di condividere una loro parte di vita con me.
I padroni della Guest House sono stati super accoglienti e hanno sempre dato più di quello che potevo aspettarmi. Persone generose e di cuore senza dubbio. E poi le ragazze con cui ho passato i più bei momenti, dove abbiamo fatto snokelling e avvistato una miriade di pesci colorati e una tartaruga marina, ho fatto kayaking per la prima volta pensando di non riuscire più a tornare a riva causa corrente avversa, ho fatto yoga davanti all’oceano per poi tuffarmici e ancora foreste e cascate e amicizia, che purtroppo manca. Gli amici mancano e sono le certezze della propria casa. Ma avere qualcuno con cui condividere le giornate ha un prezzo impagabile.
In questi giorni che sono rimasta sola ho iniziato ad organizzare la prossima nazione che visiterò. È da qualche tempo che mi frulla in testa un’idea e che pian piano la sto facendo diventare reale, con alcune persone. Un contatto che tempo fa mi fu utile per la tesi di laurea, oggi mi è utile sotto un’altra forma ed io per loro. E ne sono tremendamente felice. Mi auguro di essere all’altezza di quanto mi chiederanno e come sempre io cercherò di impegnarmi al massimo.
Non so il futuro cos’ha in servo per me, ma qualunque cosa sia, è grande e io voglio prepararmi per bene ad aprire le braccia ed il cuore il più possibile, per contenere tutta l’esperienza e la gioia che può darmi questo viaggio. Ringraziando sempre questa mia scelta e chi mi ha indirizzato per la via giusta.
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Amami Ōshima, Prefettura di Kagoshima, Giappone
giovedì 28 dicembre 2017
Riflessioni #X (tirati una schioppettata)
E’ una giornata un po’ così oggi, forse perché la sto impegnando a scrivere e a cercare di terminare la guida del pellegrinaggio di Shikoku.
Però il mio pensiero, ma come sempre, finisce lì, e bussa a quella porta e mi sale un po’ di tristezza.
Vorrei sapere cosa fai, come stai, che progetti hai e cosa stai organizzando, vorrei ricevere un tuo messaggio ed una tua foto o una chiamata, vorrei sapere se ci sono ancora nei tuoi pensieri oppure sono già sparita o qualcuno ha preso il mio posto.
Vorrei sapere come la gente può sciacquare via dal cuore, dei momenti così belli che nemmeno il più bel viaggio del mondo può regalarti.
Pensieri che vanno forse contro tutto il lavoro che sto facendo, ma che ogni tanto tornano. Ogni tanto, perché sono più le volte che penso che meglio così, che è giusto così, che non si può pretendere nulla in queste condizioni. Ma poi cado spesso nella speranza che qualcosa possa essere, in un futuro, perché ancora credo che questa cosa che c’è stata non è finita, che il legame c’è ancora, che insieme può andare.
Poi vedo la realtà, però, e la realtà è un’altra. e dopotutto, non c’è nessuno che mi aspetta o che ha questi miei stessi pensieri. Perché come dice il mio amico Chris “Life is a kick in the bollocks” e questa è l’unica vera verità.
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Amami Ōshima, Prefettura di Kagoshima, Giappone
venerdì 22 dicembre 2017
Nelle puntate precedenti
E con oggi siamo a 2 mesi circa di questo viaggio.
Mi sono proposta di fare una sorta di riassunto ogni mese, così da tenere in archivio qualche pensiero e qualche foto.
In pratica sono rientrata sull’Honshu i primi di dicembre, cercando di bypassare velocemente Osaka, perché per qualche strano motivo è un polo che non mi attrae particolarmente, ma dovevo recuperare una nuova sim card e quindi mi è toccata. C’è da dire che ho avuto la piacevole occasione di scambiare due parole con un simpatico cameriere. Le quali sono state: “Ma ti sembro una con la faccia da allocca? Non esiste che tu mi fai pagare per quello che io non ho chiesto!”. E così ho salutato Osaka con un bel dito medio… Però l’ostello era molto carino :)
Dopo Osaka, ho iniziato a percorrere i punti che avevo studiato durante le superiori. Le parti più turistiche se vogliamo, ma comunque affascinanti.
Raggiunta Nara, dove sono rimasta 2 giorni e dove ho fatto foto a non finire con i cervi e con i Buddha più grandi del Giappone, ho poi passato Kyoto, dove avrei dovuto rimanere per 2 giorni, ma che invece sono diventati 5.
Kyoto è davvero immensa e c’è tanto, troppo da vedere. Il ragazzo della reception mi ha dato tante di quelle info che ad un certo punto ho fuso. Premetto che preferisco girare a piedi e quindi fare 16 km (tra andare e venire) mi portano via una giornata, se comprendiamo la visita ad una singola zona.
Il giorno prima di abbandonare Kyoto, chiedo alla ragazza dell’ostello come raggiungere Himeji e quale è il mezzo più conveniente. Mi risponde il treno, ma di andare però vicino alla stazione a prendere il biglietto, di fronte allo starbucks, perché c’è uno stand che vende scontato. Na botta de culo!
Ed effettivamente 500yen di sconto c’erano.
Ad Himeji sono arrivata parecchio presto e così ho visto finalmente il castello dell’airone bianco. La tappa successiva, Hiroshima e Miyajima. Quest’ultima famosa per il torii che con l’alta marea viene parzialmente coperto.
Momento dei saluti. Saluto l’Honshu e vado a sud, verso Kyushu e verso Fukuoka, che non visito perché ci dovrò tornare a metà gennaio. Quindi ancora più a sud, trovo due paesi che sono famosi per le porcellane. Tutti conoscono le porcellane di Imari e Arita, tranne me.
Seguito per Kumamoto, che purtroppo è stata investita da un terremoto lo scorso anno e quindi alcune zone non erano visitabili, tra cui il castello. Il monte Aso, che è un vulcano ancora attivo, è avvicinabile, ma non troppo e tra questo e il terremoto decido quindi di rinunciare. Dicono che per la primavera del 2018 dovrebbero rimetterlo in sicurezza.
Dopo due giorni, mi sposto ancora più a sud, per aspettare di prendere un battello che mi porterà dove sono ora, ovvero ad Amami Oshima, nell’arcipelago delle Ryukyu.
Detto questo, dopo una nottata rinchiusa su un traghetto, con un leggero senso di nausea, che è stato domato dormendoci sopra (ma non avevo dubbi), sono stata sputata sul porto alle 8 anziché le 6, causa problemi tecnici. Insomma, siamo partiti per poi tornare al porto dopo mezzora di navigazione, per poi ripartire con tutti i pezzi al loro posto.
L’ostello.. beh… boh! Qui c’è il sole, c’è caldo e domani affittiamo una macchina e andiamo nella foresta vergine! Yeahhhh
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